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| Rossini Gioacchino | ![]() |
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| Gioacchino Rossini |
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Figlio di musicisti, ricevette le prime nozioni dai genitori e più tardi, a Lugo, anche dai fratelli Malerbi.
Nel 1804 si iscrisse al Liceo musicale di Bologna, divenendo allievo di Tesei e Mattei e rimanendovi fino al 1810.
In quello stesso anno debuttò a Venezia con l'opera comica "La cambiale di matrimonio" e nel giro di pochi anni diede alle scene molti capolavori, mostrando una maturità artistica assai precoce.
Nel '23 si recò a Londra e quindi a Parigi dove rimase fino al '29, anno nel quale decise, al colmo del successo, di abbandonare il teatro, pur rimanendo attivo in altri generi musicali.
Di nuovo in Italia fra il '36 e il '55, in seguito si trasferì nuovamente in Francia, a Passy. La sua casa divenne un salotto culturale frequentatissimo.
Compose 39 Opere, molte Cantate e altre pagine corali e vocali, anche da camera, e pianistiche.
Il catalogo di musica da camera strumentale comprende le 6 Sonate a quattro per archi, una serie di variazioni per quartetto di fiati, un Andante con variazioni per arpa e violino, alcuni Duetti, una Fantasia per clarinetto e pianoforte, un Preludio, tema e variazioni per corno e pianoforte ed un'altra composizione ("Tema originale di Rossini variato per violino da Giovacchino Giovacchini") scritta per violino e pianoforte.
Una serie di Valzer per 2 flauti è di attribuzione dubbia.
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Serenata per 2 violini, viola, violoncello, flauto, oboe, corno inglese
Questa Serenata per 7 strumenti, pubblicata per la prima volta nel 1829, risale al 1823, l'anno della Semiramide, e fu scritta a Parigi.
E' l'unico lavoro di tal genere nel catalogo di Rossini, in qualche elenco impropriamente denominata Serenata per grande orchestra.
Il titolo rimanda alle consuetudini settecentesche della musica d'occasione, e in effetti qui Rossini non fa alcuno sforzo per caratterizzare modernamente la sua prova, che rimane un lavoro di piacevole scorrevolezza.
Scritta nella tonalità di mi bemolle maggiore con indicazione di tempo "Andante", la Serenata, dopo un breve episodio introduttivo, si sviluppa su una serie di interventi dei singoli strumenti, a mo' di variazioni, concludendosi con un crescendo collettivo.
(durata 7 minuti)
Sonata a quattro in sol maggiore n. 1 per archi
Nel 1804, nemmeno tredicenne, Rossini lasciò libera la sua spontanea vena creativa in una serie di 6 Sonate, poi quasi dimenticate per più d'un secolo.
La prima edizione moderna completa, dopo il ripescaggio fortuito di Alfredo Casella della sola terza Sonata (1943) risale infatti al 1954.
L'oblio immeritato in cui cadde questa produzione giovanile viene oggi riscattato dall'apprezzamento del pubblico e dalle frequenti riletture degli interpreti.
Del resto è davvero difficile non sentire il fascino della giovanile invenzione rossiniana, ariosa e tersa, venata di sottile umorismo, svagata, frizzante, dotata già di originalità nell'indicazione dell'organico: 2 violini, violoncello e contrabbasso.
Perciò, probabilmente, ed anche per la soluzione formale in 3 movimenti, la sottolineatura della discorsività a scapito della vocazione dotta del classico quartetto, le 6 prove sono state chiamate Sonate, e rimandano alla tripartizione del Concerto alla maniera italiana: una traccia forse inconsapevole, ma significativa.
I tempi sono "Moderato", di disinvolta gaiezza, in cui compaiono stilemi mozartiani; "Andantino", percorso da una vena melodica, infine "Allegro", epilogo liberatorio.
(durata 12 minuti)
Sonata a quattro in la maggiore n. 2 per archi
Il primo movimento di questa seconda Sonata oscilla spesso tra episodi in "maggiore" ed altri in "minore".
Si dispiega con un'espressività che passa con disinvoltura dal buffo al misterioso; presenta, insomma, un'eccentricità vagamente provocatrice.
Il centrale, breve "Andantino" dal tono patetico espone invece una contabilità più coerente che sfocia nel conclusivo "Allegro", pagina rasserenante.
Da notare, qui come nelle altre Sonate del ciclo, l'estroso uso che Rossini fa del contrabbasso, strumento cui affida una carica umoristica irresistibile.
(durata 12 minuti)
Sonata a quattro in do maggiore n. 3 per archi
E' una Sonata molto nota per l'accentuazione di caratteri che presenta.
Agilità, spunti grotteschi o umoristici del contrabbasso ne fanno un gustosissimo lavoro d'intrattenimento.
Dal primo gioioso "Allegro" al serio, raccolto "Andantino", fino al tema con variazioni che conduce al conclusivo "Allegro", dove si contrappongono spiritosamente i vari strumenti.
Sembra chiaro l'omaggio del giovanissimo compositore al contrabbassista "amico e mecenate" Agostino Triossi, della cui compagnia godette durante una villeggiatura, realizzando le 6 sonate in soli 3 giorni.
(durata 12 minuti)
Sonata a quattro in si bemolle maggiore n. 4 per archi
Lieve e grazioso, piuttosto esteso nel piacevole gioco degli incisi melodici, è il primo movimento, "Allegro vivace", di questa Sonata.
Gli fa seguito un "Andantino" dal tono un poco dolente, intimo, subito contraddetto dalla gentile letizia dell'"Allegretto" di chiusura.
E' una Sonata dai tratti garbati, che si muove sul filo di uno stile preciso e controllato, chiaramente influenzato dalle amate pagine di Mozart.
(durata 13 minuti)
Sonata a quattro in mi bemolle maggiore n. 5 per archi
Anche questa Sonata, come la precedente, ha qualche ambizione, senza peraltro rinnegare la vocazione per il tratto leggero, fondamentalmente sdrammatizzante.
Piuttosto sviluppato è in questo senso il movimento inziale "Allegro vivace", ricco di spunti non soltanto brillanti ma anche lirici, volutamente sentimentali.
Intenso è anche il successivo "Andantino", che disegna curve melodiche levigate e carezzevoli.
L'"Allegretto" finale aggiunge un tocco spiritoso alla composizione.
(durata 14 minuti)
Sonata a quattro in re maggiore n. 6 per archi
E' forse la più interessante fra le 6 Sonate rossiniane, ricca di fluide agilità, di arguzie, di incontenibili energie.
Nei primi 2 movimenti, "Allegro e spiritoso" e "Andante assai", si ritrovano momenti musicali di sorprendente bellezza.
Addirittura profetico di quella che sarà la successiva evoluzione rossiniana in ambito melodrammatico, nel travolgente "Allegro" conclusivo denominato "Tempesta", l'intento descrittivo porta la scrittura a una dinamica serrata e a virtuosismi di notevole impegno ed effetto, sotto il segno di una spontaneità prodigiosa.
(durata 15 minuti)
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