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| Piccinni, Niccolò | ![]() |
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| Piccinni, Niccolò (1728-1800) |
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Niccollò Piccinni, dopo aver studiato al Conservatorio di Napoli, vi fece rappresentare anche la sua prima opera, ottenendo subito un enorme successo.
Nel 1760, con la rappresentazione a Roma de “La buona figliola” (su libretto di Goldoni) ottenne lo stesso successo, guadagnandosi subito fama nazionale.
Visse quindi a Roma, componendo assiduamente; nel 1774 fu a Napoli e nel 1776 si trasferì a Parigi, dove era stato chiamato per contrastare l’inarrestabile successo di Gluck; a quel periodo appartiene per esempio la sua “Didone”, che rivela appunto degli influssi francesi.
La rivoluzione spinse quindi Piccinni a tornare a Napoli, dove però passò quattro anni in prigione, con l’accusa di giacobinismo; nel 1798 tornò a Parigi, dove, in un clima decisamente favorevole, fu ritenuto il massimo esponente dell’opera napoletana del periodo antecedente all’arrivo di Paisiello.
Il suo capolavoro rimane la “Cecchina”, opera di garbato umorismo, grande freschezza e delicata poesia; egli ci lasciò in tutto circa 120 opere, compose quindi Sinfonie, Ouvertures, messe e musica sacra, e brani per clavicembalo.
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