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Ravel, Maurice Invia
CompositoreIcon Compositore Ravel, Maurice (1875 - 1937)
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LifeIcon Life

Generally considered the greatest French composer since Debussy, Ravel combined skill in orchestration with meticulous technical command of harmonic resources.

He was a great admirer of Debussy’s music and could hardly avoid being influenced by him.

He met Erik Satie who also had a considerable influence on his artistic development.

He eventually developed a style of his own which the critics often described as cold blooded and artificial.

In later years he based some of his finest works on the Oriental scales he had heard at the 1889 Paris Exhibition.

Ravel led a quiet life and never held an official post.

WorksIcon Works
Sonata op. postuma per violino e pianoforte Questo lavoro, stampato recentemente a cura di Salabert nel 1975, risale all'aprile 1897 ed è quindi da annoverare tra quelli giovanili. In quell'anno, studiando al Conservatorio di Parigi, Ravel venne a contatto con Fauré e Gedalge, 2 tra le personalità più rappresentative del tempo. Forse influenzato dai consigli dei suoi maestri, scrisse questa pagina che, seppure non geniale, è già caratteristica di un gusto armonico raffinatissimo, che, con grande trasparenza di scrittura, si pone vicino all'esotismo di Debussy. Tenuta a battesimo dallo stesso Ravel e dal violinista rumeno George Enescu, allora compagni di studio, la Sonata consta di un solo movimento in schema tripartito, con tanto di ritornello al termine dell'esposizione. Il libero espandersi dei motivi e il flusso che attenua e accende i colori espressivi rende elastica la struttura. Vi predomina un lirismo un poco malinconico, autunnale. (durata 15 minuti) Les Sites auriculaires per 2 pianoforti Si tratta di 2 pagine giovanili eppure emblematiche, che recano il curioso titolo, forse influenzato dall'immaginosità dei titoli di Satie, di "Siti auricolari". Sono la celebre Habanera del 1895, che Ravel successivamente orchestrò inserendola come terzo pezzo della "Rapsodie espagnole" (1907), ed "Entre cloches", scritto nel 1896. Se il secondo appare d'ispirazione impressionistica, con disegni melodici che vanno sovrapponendosi nel ridondante finale, interessante per i "colori" armonici, il primo, più significativo, anticipa efficacemente quella che sarà la componente "spagnola" di Ravel, influenzato dalla cultura materna e dall'origine basca. Su un ritmo caratteristico si dispiega una pagina ipnotica, pervasa da una poesia nostalgica, delicata, cullante ed intensa, non a caso divenuta celebre. I Sites ebbero la prima esecuzione pubblica nel marzo del 1898 a cura dei pianisti Marthe Dron e Ricardo Vines, quest'ultimo affezionato interprete raveliano, ma non ottennero i consensi sperati. (durata 6 minuti) Quartetto in fa maggiore per archi Tra la fine del 1902 e l'aprile del 1903 Ravel si confrontò con il quartetto d'archi, che rappresentava uno dei più concreti aspetti della grande tradizione musicale europea. Nel pieno del gigantismo post-romantico che si manifestava nelle sontuosità orchestrali, questo gesto di Ravel - peraltro, come si sa, straordinariamente sensibile ai mezzi offerti dai grandi complessi sinfonici - esprime una scelta moderna. C'è, come egli affermò nel suo "Esquisse autobiographique", una "volontà di costruzione musicale" che si manifesta con estrema raffinatezza. Ma si tratta anche di una reazione antiromantica, dell'impulso verso un'espressività oggettiva. Sebbene tutta la musica di Ravel risenta di una primaria necessità organizzativa, spesso interpretata dagli esegeti come superflua decorazione, è la naturalezza dallo svolgimento, imperniata su evidenti punticartine, che prende il sopravvento. Il Quartetto, dedicato al "caro maestro Gabriel Fauré", è di un'eloquente modernità, nonostante i criticati e contraddittori accademismi formali presenti soprattutto nel primo movimento. Reso compatto dallo sfruttamento ciclico dei materiali tematici, questo seducente lavoro si compone di 4 tempi: un "Allegro moderato" sentimentale e nostalgico; un "Assez vif-Très rithmé" d'ariosa energia, con una sezione centrale pensosa, seguito dall'ampio "Très lent", intimo e sognante, visionario nelle sue improvvise accensioni liriche, e dal finale "Vif et agité", d'un virtuosismo pronunciato, dove la scrittura si fa più elaborata ed ardita. Il Quartetto ebbe la prima esecuzione nel marzo del 1904 a Parigi per conto della Société Nationale e fu pubblicato nella sua versione definitiva dall'editore Durand nel 1910. (durata 29 minuti) Introduzione e Allegro per arpa, flauto, clarinetto e quartetto d'archi Questo lavoro breve e perfetto fu scritto da Ravel nel 1905, l'anno dei "Miroirs" e della Sonatina per pianoforte. Ravel stava allora terminando gli studi al Conservatorio di Parigi, ed era già padrone di una scrittura pienamente consapevole e di un raffinatissimo uso della timbrica degli strumenti. Questo pezzo vive di fremiti impressionistici alla Debussy, con l'arpa in primo piano in ruolo concertante, ora sospesa tra glissati e suoni armonici, ora lanciata in volate leggere. Ma la chiarezza dell'articolazione già annuncia i futuri esiti raveliani, che saranno più scarni, riflessivi, positivamente antiromantici. Questa affascinante partitura, che esige il virtuosismo da tutti gli strumenti, presenta già nell'Introduzione quasi tutto il materiale dello svolgimento che si concretizza nell'Allegro dove abbondano eleganti preziosismo armonici e melodici. La natura di piccolo concerto trova fondamento nella cadenza dell'arpa, da cui sgorgano la ripresa e quindi l'animata conclusione. Pubblicato da Durand nel 1906, l'"Introduzione e Allegro" ebbe anche una versione per 2 pianoforti, a cura dello stesso Ravel. (durata 10 minuti)

 
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