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Verdi, Giuseppe Invia
CompositoreIcon Compositore Verdi, Giuseppe (1813 - 1901)
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LifeIcon Life
Di famiglia umile, cominciò gli studi a Busseto e li proseguì a Milano con Vincenzo Lavigna. Nel '36 accetto un posto di maestro di cappella a Busseto e nel '38 tentò l'avventura operistica, a cui non arrise subito il successo. Messo a dura prova dalla perdita della moglie e dei 2 figli, trovò un provvidenziale sostegno nel successo ottenuto al Teatro alla Scala da Nabucco, nel 1841. Da allora, per molti anni, concentrò tutte le sue energie nell'attività compositiva, ottenendo sempre maggiore popolarità e un deciso miglioramento delle sue condizioni economiche. Dalla metà degli anni '50, dopo Rigoletto, Il Trovatore e La Traviata, nuove riflessioni autocritiche lo condussero a un rinnovato vigore espressivo, il che gli procurò una posizione di straordinario rilievo internazionale. Nominato senatore del Regno d'Italia nel '74, inaugurò a Milano, poche settimane prima della morte, la Casa di riposo per musicisti da lui fondata. Compose trentadue Opere, pagine religiose, tra cui la Messa di Requiem, liriche e composizioni corali. Il catalogo di musica da camera comprende un solo Quartetto per archi.
WorksIcon Works
Quartetto in mi minore per archi La produzione di Verdi camerista si limita solo a questo Quartetto, unico lavoro strumentale di tale natura. Un caso particolare che, se da un lato evidenze l'orientamento dell'Italia ottocentesca, nell'insieme protesa al consumo vorace dell'opera lirica, dall'altro si inscrive in una parabola che, dalle prime avvisaglie della decadenza strumentale italiana - dopo la grande stagione settecentesca - si muove attraverso le prove di Rossini, Donizetti e Paganini, fino alla rifioritura di fine secolo con l'opera di Sgambati, Martucci, Bossi e del cosmopolita Busoni. Questo disinteresse più o meno profondo per la musica strumentale e da camera si giustificò in vari modi, non chiaramente dipendenti l'uno dall'altro: emigrazioni (da Clementi a Busoni), mode nel consumo della musica, assetti sociali, divergenza progressiva dagli ideali romantici d'Oltralpe. La musica da camera rimase confinata nei circoli, tra pochi cultori, sospettata di alimentare atteggiamenti snobistici, in disaccordo col nascente patriottismo che nel melodramma trovava invece un veicolo di sottili ma pungenti comunicazioni d'ordine civile e morale. Perché dunque Verdi scrisse questo Quartetto nel 1873, a 60 anni, dopo aver rifiutato per decenni ogni contatto con la musica cameristica? Si direbbero circostanze fortuite. Egli si dedicò a questa partitura nell'attesa di alcune recite napoletane di Aida, rinviate per indisposizione dell'interprete principale, facendola poi conoscere con un'esecuzione privata, il primo di aprile di quell'anno. Successivamente venne pubblicata da Ricordi. Amata anche dal pubblico tedesco del tempo, questa composizione verdiana impone la sua personalità inconfondibile, con temi che rimandano lontanamente a climi operistici, accostati a contrappunti rigorosi e vitali. I movimenti sono 4: un "Allegro" in "forma sonata", dall'implorante secondo tema; un "Andantino" malinconicamente evocatore, caratterizzato da rapidi mutamenti d'umore; un "Prestissimo" dall'accento virtuosistico, che presenta un intervento melodico del violoncello nella sezione centrale, quindi il conclusivo "Scherzo Fuga: Allegro assai mosso". E' una partitura robusta, dalla scrittura efficacissima e dal forte impatto. La sua prima esecuzione pubblica avvenne il 9 dicembre del 1875 al Conservatorio di Milano. (durata 23 minuti)

 
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