Giuseppe Verdi Tribute 1813 - 1901

 

The Lieder of Giuseppe Verdi 

5. "Sei Romanze"


Texts by Jacopo Vittorelli (1749-1835), Tommaso Bianchi (1804-1834), Carlo Angiolini, and Luigi Balestri

Music by Giuseppe Verdi, 1838

a) Non t'accostare all'urna
b) More, Elisa, lo stanco poeta
c) In solitaria stanza
d) Nell'orror di notte oscura
e) Perduta ho la pace
f) Deh, pietoso, oh Addolorata

a) Non t'accostare all'urna

Text by Jacopo Vittorelli (1749-1835)

Non t'accostare all'urna
Che il cener mio rinserra;
Questa pietosa terra
È sacra al mio dolor.

Odio gli affanni tuoi,
Ricuso i tuoi giacinti;
Che giovano agli estinti
Due lacrime o due fior?

Empia! Empia! dovevi allora
Porgermi un fil d'aita
Quando traea la vita
Nell'ansia e nei sospir.

A che d'inutil pianto
Assordi la foresta?
Rispetta un'ombra mesta
E lasciala dormir.


b) More, Elisa, lo stanco poeta

Text by Tommaso Bianchi (1804-1834)


More, Elisa, lo stanco poeta
El'estremo origlier su cui more
È quell'arpa che un tempo l'amore
Insegnava al suo spirto gentil.

More pago che pura risplenda
Come quella d'un angiol del cielo;
Giacerà senza frale e uno stello
Fiorirà tra le corde d'april.

Dono estremo, per te lo raccogli
Senza insano dolor, senza pianto;
Una lacrima cara soltanto,
olo un vale che gema fedel.

Che quest'alma già lascia le care
Feste, i canti le danze, gli amori,
Come un'aura che uscendo dai fiori
Odorosa s'effonda nel ciel.


c) In solitaria stanza

Text by Jacopo Vittorelli (1749-1835)


In solitaria stanza
Langue per doglia atroce;
Il labbro è senza voce,
Senza respiro il sen,
Come in deserta aiuola,
Che di rugiade è priva,
Sotto alla vampa estiva
Molle narcisso svien.

Io, dall'affanno oppresso,
Corro per vie rimote
E grido in suon che puote
Le rupi intenerir
Salvate, o Dei pietosi,
Quella beltà celeste;
Voi forse non sapreste
Un'altra Irene ordir.



d) Nell'orror di notte oscura

Text by Carlo Angiolini


Nell'orror di notte oscura,
Quando tace il mondo intier,
Del mio bene in fra le mura
Vola sempre il mio pensier.

E colei che tanto adoro
Forse ad altri il cordonò;
Ciel, per me non v'ha ristoro,
Io d'ambascia morirò.

Quando in terra il giorno imbruna
Il mio spirto apparirà
Ed il raggio della luna
Fosco fosco si vedrà.

D'un amante moribondo,
D'un tradito adorator,
Udirà l'intero mondo
Il lamento del dolor.

E d'amore nella storia
Sarà scritto ognor così:
Maledetta la memoria
Di colei che lo tradì!

e) Perduta ho la pace

Text by Johann Wolfgang von Goethe (1749-1832), translated to Italian by Luigi Balestri


Perduta ho la pace, ho in cor mille guai;
Ah, no, più non spero trovarla più mai.
M'è buio di tomba ov'egli non è;
Senz'esso un deserto è il mondo per me.
Mio povero capo confuso travolto;
Oh misera, il senno, il senno m'è tolto!

S'io sto al finestrello, ho gl'occhia a lui solo;
S'io sfuggo di casa, sol dietro a lui volo.
Oh, il bel portamento; oh, il vago suo viso!
Qual forza è nei sguardi, che dolce sorriso!
E son le parole un magico rio;
Qual stringer di mano, qual bacio, mio Dio!

Anela congiunger si al suo il mio petto;
Potessi abbracciarlo, tenerlo a me stretto!
Baciarlo potessi, far pago il desir!
Baciarlo! e potessi baciata morir.

f) Deh, pietoso, oh Addolorata

Text by Johann Wolfgang von Goethe (1749-1832), translated to Italian by Luigi Balestri


Deh, pietoso, oh Addolorata,
China il guardo al mio dolore;
Tu, una spa da fitta in core,
Volgi gl'occhi desolata
Al morente tuo figliuol.
Quello occhiate, i sospir vanno
Lassù al padre e son preghiera
Che il suo tempri ed il tuo affanno.
Come a me squarcin le viscere
Gl'insoffribili miei guai
E dell'ansio petto i palpiti
Chi comprendere può mai?
Di che trema il cor? Che vuol?
Ah! tu sola il sai, tu sol!
Sempre, ovunque il passo io giro,
Qual martiro, qual martiro
Qui nel sen porto con me!
Solitaria appena, oh, quanto
Verso allora, oh, quanto pianto
E di dentro scoppia il cor.
Sulvasel del finestrino
La mia la crima scendea
Quando all'alba del mattino
Questi fior per te cogliea,
Chè del sole il primo raggio
La mia stanza rischiarava
E dal letto micacciava
Agitandomi il dolor.
Ah, per te dal disonore,
Dalla morte io sia salvata.
Deh, pietoso al mio dololre
China il guardo, oh Addolorata!