6. "Sei
Romanze"
Texts by Andrea Maffei (1798-1885), S. M. Maggioni and Felice Romani (1788-1865)
Music by Giuseppe Verdi, 1845
a) Il tramonto
b) La zingara
c) Ad una stella
d) Lo spazzacamino
e) Il mistero
f) Brindisi
a) Il
tramonto
Text by Andrea Maffei (1798-1885)
Amo l'or del giorno che muore
Quando il sole già stanco declina,
E nell'onde di queta marina
Veggo il raggio supremo languir.
In quell'ora mi torna nel core
Un'età più felice di questa;
In quell'ora dolcissima e mesta
Volgo a te, cara donna, il sospir.
L'occhio immoto ed immoto il pensiero,
Io contemplo la striscia lucente
Che mi vien dal seren, dal sereno occidente
La quiete solcando, solcando del mar
E desio di quell'aureo sentiero
Ravviarmi sull'orma infinita
Quasi debba la stanca mia vita
Ad un porto di pace guidar.
b) La zingara
Text by S. M. Maggioni
Chi padre mi fosse, qual patria mi sia,
Invano la gente chiamando mi va;
Del primo mai seppi ed è patria mia
La terra che un fiore, che un frutto mi dà.
Dovunque il destino m'addita un sentiero,
Io trovo un sorriso, io trovo un amor;
Perchè del passato darommi pensiero,
Se l'ora presente è lieta al mio cor?
Può, è vero, il domani un torbido velo
Dell'aure serene l'aspetto turbar;
Ma s'oggi risplende azzurro il mio cielo,
Perchè rattristarmi d'un dubbio avvenir?
Io sono una pianta che ghiacchio non spoglia,
Che tutto disfida del verno il rigor;
Se fronda qui cade, la un'altra germoglia,
In ogni stagione son carca di fior.
c) Ad una stella
Text by Andrea Maffei (1798-1885)
Bell'astro della terra,
Luce amorosa e bella,
Come desia quest'anima
Opressa e prigioniera
Le sue catene in frangere,
Libera a te volar!
Gl'ignoti abitatori
Che mi nascondi, o stella,
Cogl'angeli s'abbracciano
Puri fraterni amori,
Fan d'armonie cogl'angeli
La spera tua sonar.
Le colpe e i nostri affanni
Vi sono a lor segreti,
Inavvertiti e placidi
Scorrono i giorni e gli anni,
Nè mai pensier li novera,
Nè li richiama in duol.
Bell'astro della sera,
Gemma che il cielo allieti,
Come alzerà quest'anima
Oppressa e prigiorniera
Dal suo terreno carcere
Al tuo bel raggio il vol!
d) Lo
spazzacamino
Text by S. M. Maggioni
Lo spazzacamin! Son d'aspetto brutto e nero,
Tingo ognun che mi vien presso;
Sono d'abiti mal messo,
Sempre scalzo intorno io vo.
Ah! di me chi sia più lieto
Sulla terra dir non so.
Spazzacamin! Signori, signore, lo spazzacamin
Vi salva dal fuoco per pochi quattrin.
Ah! Signori, signore, lo spazzacamin!
Io mi levo innanzi al sole
E di tutta la cittade
Col mio grido empio le strade
E nemico alcun non ho.
Ah, di me chi sia più lieto
Sulla terra dir non so.
Spazzacamin! Signori, signore, lo spazzacamin
Vi salva dal fuoco per pochi quattrin.
Ah! Signori, signore, lo spazzacamin!
Talor m'alzo sovra i tetti,
Talor vado per le sale;
Col mio nome i fanciuletti
Timorosi e quieti io fo.
Ah, di me chi sia più lieto
Sulla terra dir non so.
Spazzacamin! Signori, signore, lo spazzacamin
Vi salva dal fuoco per pochi quattrin.
Ah! Signori, signore, lo spazzacamin!
e) Il mistero
Text by Felice Romani (1788-1865)
Se tranquillo a te daccanto,
Donna mia, talun mi vede,
O felice appien mi crede
O guarito, O guarito dall'amor;
Ma non tu, che sai pur quanto
Combattuto e oppresso ho il cor
Come la go, che stagnante
Par che dorma e appena muova,
Ma tempeste in fon do cova
Sconosciute al vïator,
Ma tal calma ho nel sembiante,
Ho scompiglio, ho in fondo al cor.
Se un sospiro, se un lamento
Il timore a me contende,
Del timore che m'accende
Non scemò l'intenso ardor.
Come lampa in monumento
Non veduto avvampa in cor
E vivrà benchè represso,
Benchè privo di conforto
E vivrebbe ancor che mor to
Lo volesse il tuo rigor,
Chè alimento
Da sè stesso
Prende amore in nobil cor.
f) Brindisi
Text by Andrea Maffei (1798-1885)
Mescetemi il vino! Tu solo, o bicchiero,
Fra gaudi terreni non sei menzognero,
Tu, vita de' sensi, letizia del cor.
Amai; m'infiammaro due sguardi fatali;
Credei l'amicizia fanciulla senz'ali,
Follia de' prim'anni, fantasma illusor.
Mescetemi il vino, letizia del cor.
L'amico, l'amante col tempo ne fugge,
Ma tu non paventi chi tutto distrugge:
L'età non t'offende, t'accresce virtù.
Sfiorito l'aprile, cadute le rose,
Tu sei che n'allegri le cure noiose:
Sei tu che ne torni la gioia che fu.
Mescetemi il vino, letizia del cor.
Chi meglio risana del cor le ferite?
Se te non ci desse la prov vida vite,
Sarebbe immortale l'umano dolor.
Mescetemi il vino! Tu sol, o bicchiero,
Fra gaudi terreni non sei menzognero,
Tu, vita de' sensi, letizia del cor.